ArteVino 2008

Date 1 giugno 2008

Ercole Priori, scultore cremonese

A cura di Tino Gipponi

“Un artista dalla parte dell’uomo”,come lo definisce Mario Ghilardi,ma anche un artista ricco di cultura,senza che questa abbia mai potuto intaccare la sua capacità emotiva e la forza interpretativa della condizione umana.
Se guardiamo oggi alla sua parabola creativa da una notevole distanza cronologica, che già serve a dare un certo distacco storico, lo vediamo sostanzialmente partecipe delle sotterranee correnti culturali che in questi ultimi cinquant’anni hanno motivato l’evoluzione dell’arte italiana.
Le sue esplorazioni, fuori da regole aprioristiche, si sono volte alle esperienze contemporanee come a quelle della tradizione perché gli offrivano la possibilità di conoscere modi stilistici ben definiti. Artista profondamente colto ed aggiornato sempre sui nuovi orizzonti dell’arte, dal realismo, all’espressionismo,al futurismo, alle arditezze di eco neocubista, il nostro scultore resta, tuttavia, immune dal subire tentazioni di rivoluzionarie esperienze, pur se talvolta sperimentate ma vissute col piglio di una momentanea evasione, sempre nel dominio della ragione, quale indagine formale per la resa di una più scavata umanità.
Nella mostra vediamo riuniti marmi, bronzi, terrecotte, legni ed anche una serie di disegni preparatori alle opere: spesso, infatti, egli risolse nel disegno dati attinti al lavoro scultorio,mentre talune soluzioni plastiche sono preparate dalla sperimentazione disegnativa. Durante tutto l’arco della vita del nostro maestro il disegno è stato la fonte di straordinarie invenzioni di figure e cose nello spazio. La spontaneità del segno, la linea sempre forte ed energica,coglie l’idea improvvisa,forma semplificata in una sigla primigenia.
La sua adesione ad un fermentante mondo di sentimenti e di immagini, il costante dialogo con la vita, sostanzia le sue forme,rigorose e sensibili,di una intensa tensione poetica.
I suoi legni, i suoi bronzi, i suoi marmi palpitano di vibrazioni luminose che acquisiscono alle superfici il fremito delle cose vive.